IKEA — basta poco

Basta poco per essere felici. Essere se stessi, se non c’è niente di meglio a disposizione. Fregarsene dei pregiudizi di tutta quella massa di stronzi che basta guardali in faccia per capire che razza di gente sono. Scoprire il piacere di stare insieme agli altri a conversare di cose di cui non frega niente a nessuno. Amare chi si vuole, senza preoccuparsi di essere ricambiati. Basta poco per essere felici. Per sopravvivere, invece, servono i soldi.

Episodio VIII

 

Su una cosa siamo tutte sempre d’accordo: la minestrina riscaldata non piace a nessuna, indietro non ci si torna neanche per prendere la rincorsa, bisogna guardare sempre avanti senza mai voltarsi indietro. Si, bene. Ieri sera sono uscita con un mio ex. Lo so, non mi fa onore, ma l’ho fatto, e l’ho fatto benissimo, tutto il pacchetto tristezza completo, non mi sono fatta mancare nulla.

Mi è venuto a prendere a casa alla solita ora, solita musica dentro la solita macchina, solito giretto per trovare parcheggio, solito ristorantino dove conosciamo il proprietario, vi prego, sparatemi in mezzo agli occhi, qui, proprio dove dovrei avere un cervello atto al discernimento del bene e del male. Uscire con un ex è male. Già sai tutto. E’ un idiota senza neanche il beneficio dell’effetto sorpresa, da come si siede sai già che gli tireresti due pizze in faccia perché tanto dirà le solite cose, ma tu ti illudi, perché tutte noi siamo state cresciute con le favole dove il ranocchio a un certo punto diventa uno splendido principe, e fosse mai che lui si è trasformato proprio quando noi ci eravamo voltate dall’altra parte ? Ecco che quindi la conversazione stessa si involve in un atto di mentalismo illusionistico.

“Ma alla fine sei andata a vedere l’ultimo film di Gondry? Piaceva tanto a entrambi…”

“Eh, no” e pensi – ma che cosa dolce che si è ricordato….-

“E poi sai che compro sempre le cose biologiche adesso? Mi hai proprio lasciato questa bella abitudine!”

“Ma dai, ottimo!” – forse che sia stata troppo precipitosa io ?-

“Ah, attenta ai colpi di vento che hai Venere in quinta casa, potresti prendere una bronchite o il gomito del tennista, perché Saturno in trigono con Urano non protegge il tuo sistema immunitario”.

Ah, ecco, mi pareva.

No, nessuno si trasforma, come nessuno cambia. Eserciti di donne con sindrome da crocerossina hanno attraversato intere distese di serate playstation, trasferte della Roma, silenzi assordanti durante le cenette intime, barbe incolte, vernici lasciate a rapprendere sul terrazzo con i corvi morti stecchiti attorno, no, nessuno cambia. Il tuo uomo non cambia, non cambierà e la tua uniforme da infermiera del genere umano diventerà lisa prima che un solo uomo metta a posto la tavoletta del water almeno una volta. Neanche noi cambiamo però, siamo sempre le solite rompicoglioni in cerca del principe azzurro con quella esatta sfumatura di azzurro che piace a noi, e basta. Indietro non ci si torna, neanche per prendere la rincorsa, ok, è anche vero che i rospi ormai sono ovunque.

 

Episodio VII

Finalmente posso tirare un sospiro di sollievo. Ho incontrato un chimico. Si, ha a che fare con le reazioni, no, non con le provette e i beaker. Per questo tipo di chimica serve una speciale tavola degli elementi, che, una volta combinati insieme, offrono svago, endorfine a badilate e sorrisi distesi. Da un po’ di tempo ho anche meno rughe intorno agli occhi. E’ tutto soprendente all’inizio, perché l’incontro, per funzionare, deve essere inaspettato; ti guardi negli occhi e realizzi in un lampo che si, ci sono, eccomi, no, non è importante il tuo nome, dove abiti e neanche che lavoro fai : adesso sono i miei istinti a guidarmi, fai di me quello che vuoi, anche svariate volte. Rivoltami, prendimi, girami, spostami, no, non sono un acrobata ma con te vicino posso anche fare le rondate e gli atterraggi sulle mani. Le tue.

Questo tipo di incontro è magico, ti renderà bella e luminosa molto più che un fine settimana in una spa. Non serve la visita al museo dù ball o la serata a teatro a vedere Il tritamaroni in versione originale, i corpi bastano a loro stessi ed è per questo che nè emozioni nè intenzioni devono prendere il sopravvento. Dovete essere bravi a rimanere in equilibrio, a non lasciarvi prendere dalla speranza che la storia possa funzionare al di là del letto. O del divano. O della lavatrice. O della libreria Ikea se ti incastri con… vabbè, dovete tenerlo lontano dal cuore (vicino a tutto il resto comunque va bene) ed essere pronte ad evitare ogni minimo cenno a qualcosa di più del sesso.

-Comodo il tuo letto

– Pensavo di cambiarlo con un materasso a aghi di pino e corteccia di betulla

– Buono l’odore dell’incenso nel bruciatore

– Avevo finito le pasticche di nafta, sono le mie preferite

-Bella la tua cucina

– Si ma nel frigo dimora il grande Zuul, il guardio di porta è appena andato via.

-Hai detto che il tuo lavoro è?

-Ho le mie cose

Questa frase di solito spenge ogni curiosità. In ogni campo. Usatela con cautela. Se lui continua a non chiederti niente, è perfetto. Dopo un po’ non avrà neanche bisogno di invitarti a prendere una birra, arriverà direttamente a casa, poi fumerà una sigaretta e se sei veramente fortunata se ne andrà subito dopo, senza chiedere se può fermarsi a dormire, senza chiederti se vuoi il caffè con lui a colazione. Niente serate romantiche, niente coccole dopo, niente cornetto e cappuccino, che fa anche ingrassare. Solo un incontro di corpi. Solo contatto fisico, nient’altro.

Fino a che un giorno ti svegli, tutta stropicciata dall’ennesima notte insonne, ti guardi allo specchio e non sorridi più. Il fatto che non abbia mai fatto crollare le tue difese, il fatto che non abbia mai provato ad avvicinarsi al cuore, ti fa salire il sangue alla testa. Ma che, gli fa proprio schifo avere una storia con me? È vero che non voglio ma se non ci prova neanche è solo un’altro degli stronzi che mi trovo io. Ora lo chiamo e lo mando al diavolo, questo miserabile…Si, gli ormoni sono una cosa molto complicata da gestire.

Episodio VI

Mi piace pensare a me stessa come una donna intelligente e presente a se stessa, ma quando l’istruttore di kettlebell mi ha invitata a uscire, sarà stato il poco ossigeno al cervello dopo la lezione, o il fatto che ogni linea del suo corpo è sinuosa e lucente, ho farfugliato un “ si certo” e sono anche stata soddisfatta di me. Stavo pensando “ mangiami pure con tutta la lisca”.

Questo forse non mi fa onore, ma è pur vero che bisogna dare una possibilità a questi uomini: c’è dopotutto un cervello dietro ogni deltoide ipertrofico, c’è della sensibilità nascosta tra le creste iliache, basta con i pregiudizi un tanto al chilo, mica saremo razziste, no? Si. Lo siamo. I pregiudizi servono ad affrontare il mondo, non lo dico io, lo dice Wittgenstein. Se lo dice un austriaco pazzo che prendeva a sberle i bambini sarà vero no? Storicamente almeno si tende a non contrariare gli appartententi a questa categoria.

In ogni caso, mi sono messa in trappola da sola: tu pensi che quando è in tuta un uomo così dia il meglio di sè, ma è con i jeans e la t-shirt bianca che veramente non ci capisci più un cazzo. Lungotevere, succo di frutta, musica di sottofondo, ratti da due chili e mezzo che ti passano accanto, conversazione che verte sugli effetti benefici del V-pump combinato con il Gravity ma tu, pensi soltanto a come puoi trasportare tutto quel ben di Dio in posizione orizzontale. Per non sembrare la donna di facili costumi che invece sei, e ne sei anche fiera in alcuni casi, lo segui anche durante le lezioni di rebound assassino, il trampolino che uccide, Zumba cardiac arrest, coreografata da Satana, e Thai-Box muerte lenta, dove finisci con così tanti lividi che mentre sei sicura che morirai per un’emorragia interna, speri che un’amica ti vesta di viola e marrone, così da essere almeno in tinta.

Dopo tutto questo lui è ancora lì, bello come il sole, che prende e ti accompagna a casa ogni sera, ti sorride con i suoi denti perfettamente sbiancati e tu ancora ti chiedi come mai abbia scelto te, ma ti sei anche un po’ rotta i coglioni di essere accompagnata sotto casa ogni sera e prima di spaccarglieli con una testata quei denti perfettamente sbiancati, provi a chiedergli di salire per bere ancora qualcosa insieme.

“ No, non bevo alcolici, ma grazie”

“ Ti faccio un tè?”

“grazie, ma la teina non mi fa dormire”

“ questa mattina ho sfornato dei biscotti buonissimi”

“ho appena preso gli integratori, non posso mangiare nulla”

“ho comprato la tavoletta propriocettiva ma non la so usare bene”

“ah, ok allora salgo e ti spiego.Potevi dirlo subito no?”

Anni di strategia mi hanno fatto diventare un generale della prima notte. Dopo giorni di combattimento sfiancante in trincea, posso sferrare l’assalto finale. Mentre lui mi mostra un esercizio di equilibrio, trovo un contatto oculare che manda la scossa a ogni fibra del suo corpo, assolutamente inequivocabile, anche per le menti deboli come quella che ho davanti. Lui capisce, finalmente mi stringe tra le sue braccia, il mio cuore palpita come dopo cinquanta flessioni, il suo è nascosto dai prorompenti pettorali. Si avvicina, socchiude gli occhi, inclina la testa e mi bacia sulla fronte. “Domani mi alzo presto, non posso correre il rischio di alterare la mia attività metabolica. Buona notte e ci vediamo domani a lezione di step”. Bestemmio, bestemmio, non c’è altro da fare, mi ha lasciata senza parole e con le ovaie che urlano vendetta.

Di quello di cui non si può parlare, si deve tacere” Anche questo lo diceva Wittgenstein. Vaffanculo a lui e agli studi di filosofia, che non mi aiutano a trovare il mio posto nel mondo. Anche stanotte dormo da sola.

Episodio V

Questa sera sono tornata a casa dall’aperitivo da sola. Non c’era proprio possibilità alcuna di tentare una prova di riproduzione sicura, perchè l’unico uomo che ho incontrato era un uomo smart. No, purtroppo non sta per intelligente, ma per la Smart, la macchinetta tonda ribaltabile di lato che infesta le grandi città.

Avete fatto caso che nella maggior parte dei casi la guidano sempre le stesse due tipologie di persone ? Una è appunto l’uomo-Smart.

E’ uno speciale mix di gusti, che rendono il tutto spiacevole agli occhi. Gli abiti sono sempre quelli, pantaloni stretti che esaltano le coscine magre ma scattanti, polo di Ralph Lauren o se si sente proprio alternativo una Lacoste rosa, che risalta l’abbronzatura e al polso, dove qualche anno fa sarebe stato un orologio di Cartier col cinturino fino fino, braccialetti schifi di plastica dura tipo Ops. Si,la crisi c’è per tutti. L’importante in ogni caso è sempre mostrare marche e cura, degli abiti come del corpo. Io non riesco neanche a pensare di baciare qualcuno con le sopracciglia più curate delle mie, ma con alcune donne funziona. Io non vedo il lato erotico del petto privo di attrito pilifero, ma delle mie amiche dicono il contrario. A me il covo stendi-gnocche con la musica chill out, le poltrone di pelle, le candele Ikea verdi e le mensole con le foto delle vacanze a Formentera mi fa venir voglia di urlare, ma non di piacere. Così io, all’uomosmart, non ho nulla da dire, siamo essere umani entrambi, ma con un diverso campo semantico.

  • ah scrivi ? Si, ma per lavoro che fai?
  • Eh, te l’ho detto, scrivo
  • si ,cioè no, mavabbè come lavoro vero? Anche io gioco a calcetto con gli amici, ma poi lavoro nella mia azienda/ locale in centro/ società di assicurazioni/ multinazionale uccidipoveri

Se non fosse già chiaro, fate attenzione: l’uomo-Smart non ti vuole conoscere. L’uomo-Smart vuole far vedere quanto è bello, quanto è ggiusto, quante cifre ha il suo CUD. E’ un moderno Narciso che vede il suo riflesso dentro le trasparenze del Martini (e poi come al solito, le olive sono troppo piccole) Parla solo con se stesso anche quando ti chiede come ti chiami. La macchina che guida non può contenere il suo ego smisurato, quindi è costretto dalla sua stessa natura a riversartene addosso una cospicua parte, soffocando ogni altro aspetto del sè. E del tu. Figuriamoci se può esistere un noi in tutto questo!

E poi c’è chi si immagina di incontrare gli alieni. A me basta un aperitivo a Ponte Milvio.

Episodio IV

Un romantico. Si, prima o poi capita a tutte. Sto uscendo con un romantico. Dico sto uscendo perché con un romantico non si può uscire solo una volta, è impossibile. Lui ha una strategia tutta sua, affinata con l’andare del tempo e lo scorrere dei rifiuti. Nessuna la può scampare. Il romantico infatti di solito trova il punto giusto del tuo ego corteggiandoti, poi scava una profonda buca esistenziale con le poesie scritte sul tovagliolo del cornetto a mezzanotte, la mimetizza con una cenetta romantica a lume di candela e quando decidi di guardarti intorno per capire cosa sta succedendo, ecco! Cadi come un cinghiale selvatico nel trappolone, giù, sprofondata nella melma della dolcezza e delle carezze languide.

Da qui, è difficilissimo risalire. Lo so, sembra bello e per molte, cresciute a pane e belladdormentata può anche esserlo, ma non lo è per chi, come me, passati felicemente i trenta, preferisce la compagnia di un buon bicchiere di vino a quella del Ken della Famiglia Cuore. Eh si, una persona che ti parla dolcemente, ti sussura tenerezze, sceglie con cura i regalini da farti, non sta guardando te, ma la tua proiezione olografica dai ponti di Madison Country. Mentre lui sogna una donna affabile e premurosa, tu hai due lavori, precari entrambi, un esercito di hobby e passioni da mantenere, un numero notevole di amiche e amici che ti bussano alla porta nel cuore della notte e l’abitudine di guardare Dottor House in mutande bevendo birra ghiacciata.

Non so se sia stato il femminismo o semplicemente solo quel fico di Hugh Laurie, ma non c’è più spazio per essere principesse, tantopiù che poi la parte che manca di solito in questi casi è proprio la più interessante, ovvero “sul pisello”. Il romantico infatti non vuole fare l’amore con te perché “sei speciale”, vuole aspettare perché “sarà magico”, mentre tu, col passare degli appuntamenti, sbatti la testa al muro ogni sera, cominci ad avere i brufoli come quando avevi quindici anni, vedi i tuoi capelli ungersi per i troppi ormoni, fino a che, sull’orlo della rassegnazione, decidi di rinunciare all’investimento sulla ceretta “brasilian bikini” .

Così piano piano i vestitini vengono sostituiti dalla gonna lunga, poi dai pantaloni comodoni della tuta fino ad accarezzare l’idea di uscire direttamente in pigiama, giusto per non rendere vana quella bella atmosfera di sbadigli che coltivi ogni volta che lui accende quella cazzo di candela in mezzo al tavolo, anche per l’aperitivo delle sette. È estate, siamo a Roma, alle sette c’è una luce che acceca, per chi l’accendi questa merda di candelina ? Non è romantica, è una cazzata, vaffanculo, che nervi. La mancanza di sesso comincerà a farsi sentire presto e sarà proprio questa a darti la spinta finale per uscire dalla trappola: troppe dolcezze e niente di concreto rendono una donna fuori di testa.

Episodio III

Tutti noi abbiamo un lato oscuro. Il mio è il lato pratico, la manualità. Non ne ho mai avuta, quindi rimango incantata da chi è veloce e smanettone in ogni ambito, computer, oggettistica, macchine, tubature, costruzione di casette per i pipistrelli. A me chi mi cambia le pasticche della macchina mi affascina anche più di un luminare della medicina (a meno che, come è noto, quest’ultimo non sia dottor House, nel qual caso le pasticche della macchina potrei anche mangiarle, per essere poi curata da lui.)

Così mi sono trovata di sabato sera seduta al tavolo della cucina di un uomo pratico, uno che ha montato il parquet da solo, piallandolo con passione listello per listello, uno che ha costruito ridendo una lampada di due metri con i tubi che avanzavano dalla cappa del camino, uno che prima di andare a dormire per rilassarsi smeriglia le macchiettature delle porte dei vicini, uno che a te, non ha un cazzo da dirti. L’uomo pratico-manuale infatti è un esemplare già completo di per sé, non gli serve una compagna, ma al massimo una donna delle pulizie che possa distinguere il laser per la fibra ottica dal motore della cinquecento che tiene in terrazzo.

Il suo sviluppatissimo senso pratico rende impossibile ogni gesto civile assunto come normale dal resto del consorzio umano: gli regali due piantine da mettere in balcone ? Lui fabbrica subito un impianto di irrigazione a tempo incrociando il tubo dell’acqua del frigo con il timer del microonde. Rimani da lui a dormire? Prepara un porta pigiama in poliuretano espanso fondendo le custodie delle sorpresine Kinder. Gli dici che sei incinta? Costruisce una casa. Ecco, io sento il desiderio di fermarmi molto prima. Tutta questa attività intorno a me mi rende nervosa e mi fa anche sentire un pelino incapace. Si, è comodo avere qualcuno che finalmente ti monta le mensole Ikea a virgola che ti piacciono tanto, ma davvero mi merito di essere presa per il culo perché ho un trapano a batterie invece che a filo? Scusa, ma quante donne hanno in casa un trapano e lo sanno anche usare? Il mio senso pratico però finisce lì, non divento fanatica dei tondini e una sega circolare resta nel mio immaginario solo una forma di fantasia maschile, non qualcosa con cui se non stai attento ti tagli le dita (oddio, forse anche nelle fantasie succede, ma meno spesso).

In fondo, se ci penso, preferisco farmi cambiare le pasticche dei freni dal mio meccanico sotto casa e continuare a tenere i libri sul comodino, la polvere ci si posa sopra in ogni caso.