Episodio XVII

Non è una situazione piacevole, essere prese in giro da una donna. Ti aspetti sempre che le menate sulla solidarietà femminile siano vere, invece niente da fare, tutta una montatura di romanzieri da due soldi e sceneggiatori che vivono ancora con le loro madri. Ho provato a stabilire un contatto con un uomo (non)separato, è stato peggio che terribile.

-E da quanto tempo sei divorziato?

-Nove anni, ma sono separato

-Ah, e perchè non hai mai divorziato scusa?

– Beh,  sai, i bambini, i soldi, il mutuo sulla casa, non abbiamo mai avuto tempo per pensarci…

In nove anni ? Ma come lo calcoli il tempo, in eoni ? Cosa pensi di essere, a base di Carbonio14? In nove anni si prendono un diploma e una laurea, si può comodamente girare il mondo tre volte, si passa attraverso almeno sei contratti a progetto, quattro relazioni stabili, due “uomini della mia vita”, si paga una macchina, e tu, non hai avuto il tempo di andare a firmare un foglio?

Questo doveva essere il primo campanello di allarme, ma io faccio sempre finta di niente anche se ho le trombe dell‘Apocalisse che mi trapanano il cervello, sono fatta così, ignoro il pericolo. Si, si dice coraggiosa. Si, si dice anche cretina, molto più spesso. In ogni caso, ho provato a uscire con lui, ma eravamo sempre virtualmente in tre. La cena del suo migliore amico ? C’era la sua ex che mi guardava come Voldemort, sperando di poter trasformare il mio spritz in lava con la forza del pensiero. Non è che mi sono sentita tanto a mio agio, anche considerando che le sue amiche stavano disegnano un pentacolo sotto la mia sedia sgozzando un gallo e accendendo candele di cera nere e rosse, mentre il mio lui parlava amabilmente con i suoi amici. Tanto perché presentarmi? Ormai il sabba delle streghe è cominciato, sarebbe un peccato interrompere proprio durante la recita del primo capitolo del Necronomicon. E’ che lui le lascia ancora fare ogni cosa, prendere ogni decisione, piccola o grande che sia. Non sono separati, sono diversamente insieme. Lei decide se io posso andare o meno un week end fuori con il “mio” lui perché ci sono i figli di mezzo, lei decide quando fare i pranzi di famiglia ai quali io non sono neanche considerata, lei brucia la mia effige in giardino disperdendone le ceneri nell’Aniene.Sono sicura che lo faccia. Si, si dice anche paranoica.

E’ un rapporto a tre dove la nuova arrivata non potrà mai vincere, perché loro sono una squadra, e lo saranno sempre. La maggior parte degli uomini non sa vivere per conto proprio, ha bisogno di quel femminile materno e accogliente che le donne vuote e senza personalità sanno garantire, sempre e in ogni caso. Pur di non perdere i loro uomini passano sopra a tutto, li accolgono in qualunque caso e loro sanno che questo balletto andrà bene per sempre, il guinzaglio diventa sempre più lungo ma sempre un guinzaglio è.

Allora uomini che avete bisogno di questo tipo di donne più mamme che compagne,  continuate  a non rompere i legami, continuate a vivere in un vecchio maglione sgualcito e rovinato, che non si sa più di che colore sia, che non ha più forma e che non tiene neanche più caldo. Questo decisamente non fa per me. Si, si dice donna, ma con le palle.

Episodio XVI

 

Una sola frase mi riecheggia nella mente ormai, non ne uscirò più. Questa volta so che sto subendo la giusta punizione: dopo essermi fatta beffe di tutti i tipi di uomini, il mio karma per controbilanciare le mie azioni sconsiderate mi ha fatto incontrare la mia nemesi assoluta. Bello come il sole e le stelle, muscoloso e tirato come un corridore della maratona di New York, luminoso e centrato come avesse inventato lui le Costellazioni Familiari, simpatico e ironico come i comici prima di Zelig.

Ma l’universo si sa, si fa gioco di noi, e quindi il mio sogno di uomo si è presentato a me con il peggior biglietto da visita possibile: “facciamo qualcosa?” . Mentre ho sbattuto le palpebre ho visto scomparire le serate al pub a chiacchierare, le nottate a guardare le serie tv al computer, le domeniche a svegliarsi tardi e girare in pigiama fino alla sera e tutto quello che denota il mio ritmo vitale di base. Ho incontrato un iperattivo. Maledetto karma, ma perché non ti fai i cazzi tuoi?

L’iperattivo ha un bisogno sconsiderato di fare cose e ti trascina nelle sue innumerevoli passioni sconsiderate con una gioia e un entusiasmo che ti dispiace dirgli di no, ma poi ti penti. Moltissimo, ti penti. Dopo la giornata a fare arrampicata in Abruzzo le tue mani si rifiutano di aprire anche il tubetto del dentrificio, dopo la nottata sotto le stelle ad aspettare l’alba la tua schiena grida uccidimi prima che mi decomponga per l’umidità, dopo il corso di tangoparkur e giocoleria applicata ti chiedi perché sei nata con il pollice opponibile, dopo il rafting assassino nelle rapide delle cascate delle Marmore l’abbandono di questo mondo crudele comincia ad essere un progetto attraente.

Ma perché si deve vivere nella costante idea che il divertimento sia sempre e soltanto fuori ? Perché avete questa immagine che mentre voi siete sdraiati due secondi sul divano a fare le coccole a una poveraccia stremata e ansimante, il mondo vada avanti con festini, prove d’atletica leggera e performance artistiche estreme ? Ma è così difficile dormire abbracciati anche se fuori è giorno fatto ? Come è possibile una comunicazione profonda, se non stiamo fermi manco il tempo per chiederci come è andata la tua giornata?

Non è nei momenti estremi che io riesco a dare il meglio di me! Non riesco a gridare “ti adoro” in mezzo al ponte tibetano, con un lupo selvatico al guinzaglio, i capelli in fiamme e le clavette in aria, ma neanche mi colpisce chi lo fa. Calma. I miei momenti estremi veri, quelli difficili,io li ho sempre vissuti a casa. La mattina dopo, infatti , se mentre aspettiamo il caffè riusciamo ancora a guardarci negli occhi con tenerezza,nonostante tutte le difficoltà di un rapporto, ecco, io mi sento proprio come se avessi scalato l’Everest. Purtroppo sembra proprio che invece mi dovrò accontentare di prendere un cornetto a Montesacro , sola come al solito.

Episodio XV

Sono diventata brava nella meditazione ultimamente. Mi fa sentire centrata, a posto con me stessa, distesa e rilassata anche quando devo stare mezz’ora di notte in una piazzetta a guardare il vuoto. Prima lanciavo bestemmie che facevano cadere i capelli ai passanti e uccidevano i primogeniti, ora medito, penso e mi concentro sull’Universo.Ho anche dell’incenso in macchina, e uso i tappetini come stuoie.

Sono uscita un paio di settimane con un ritardatario. Visto che mi piace , ho deciso per una volta di non uscire dal tunnel ma di arredarlo. Pessima idea. Molti di voi penseranno che esageri, che capita nelle grandi città di far aspettare dieci, quindici minuti qualcuno, che sarà mai. Capita a tutti. No, qui si parla di altro. Di professionismo, carattere distintivo della personalità, mica cazzi. Il ritardatario è malato, ed è pure cronico. Io ho gli attacchi di ansia quando supero i due minuti e lui tranquillamente arriva al calare delle tenebre per un aperitivo e mi guarda in faccia come se niente fosse.

Riesce a stabilire un contatto oculare in un’atmosfera di morte e desolazione, gliene do atto. Io vorrei renderlo protagonista de La notte dei resuscitati ciechi, mentre lui, calmo e rilassato, sfoglia il suo carnet mentale di scuse dammerda vera, provando a placarti. Infatti  non è tanto il ritardo , ma le cose che fa per giustificarlo che rasentano le arti oscure.  Il ritardatario infatti, vive in un altro spazio tempo.

Per lui i  quarantacinque minuti d’orologio passati ad aspettarlo da sola come un lamantino in un locale del centro, o peggio per strada a fantasticare sulla sua lenta ed atroce agonia, perdono il loro significato nel momento in cui  con un sorriso, un bacino e un “ ti sono mancato cucciolotta?“ arriva trotterellando sul luogo dell’appuntamento. O sulla scena del crimine, dipende sempre se la meditazione alla fine funziona o no. Si, non è la cosa peggiore che possa capitare, un ragazzo che ogni tanto arriva in ritardo. In culo la volpe del Piccolo Principe e tutta la letteratura sulla fiducia e il creare legami, c’è altro in un rapporto, c’è la complicità, ci sono le risate, c’è scambio, conoscenza, progettualità ma se neanche riesci ad organizzare la tua giornata in modo di arrivare in tempo per vedermi, davvero poi mi farai credere di poter sostenere tutto il resto ? Se il buongiorno si vede dal mattino, mi sa che è meglio che torni a dormire. Da sola.

 

Episodio XIV

La tensione è alta. I nervi sono tesi. Non so quanto resisterò. Sta andando tutto bene, ma sento di essere vicina a una svolta pericolosa. Gli appuntamenti sono divertenti, lui è gentile, ironico, intelligente, autonomo, capisce cosa mi piace e cosa no. Sceglie i posti giusti, le conversazioni sono divertenti, i suoi amici sono simpatici.

Non ha passioni assurde. Non parla mentre mastica la pizza. Sa montare una mensola. Non gioca a calcetto. Sa fare la spesa da solo. Accanto a lui sorrido, ma è un sorriso che pian piano si sta trasformando in un ghigno di angoscia. Un tic nervoso da qualche giorno mi fa ballare un occhio di lato e ho ripreso a mangiarmi le unghie, mi sto massacrando ogni pellicina in vista e se non le vedo le vado a cercare io. Bastarde, morirete tutte in uno sfogo di solitaria preoccupazione serale, quando, distesa sul letto, guardando il soffito, penso. Dovrebbero togliere i soffiti. O i letti. I giapponesi sono longevi perchè per lunghissimo tempo hanno dormito sulle stuoie per terra: stai scomodo, non c’è tempo per riflettere sulla giornata, provi solo ad addormentarti il più in fretta possibile.

Io no. Io sento strisciare dentro di me il germe della preoccupazione, perchè so, che presto, già forse domani sera, a tavola, mentre aspettiamo le bruschette, lui mi sorriderà, mi guarderà negli occhi, e mi chiederà: “ Allora, ma … cosa siamo noi ? Voglio dire, stiamo insieme o…” Un chiarimento! Lo so, l’ho sempre saputo! Lui è un chiaritore accanito. Detona richieste di chiarimento come bombe a mano sulla persona che ha accanto, che automaticamente passa da tranquilla compagna di qualche serata a inquisita.

Chiariamo dove siamo, chi siamo, cosa facciamo.Ma chi cazzo credi che io sia? Lacan? Non voglio chiarire niente io! Le cose vanno bene, scorrono, fidiamoci del grande disegno dell’Universo e facciamo pippa! Zitto, a pagare e chiarire c’è sempre tempo. Non bisogna parlare MAI all’inizio di una storia: un chiarimento è come un rito satanico: i problemi, come gli spiriti, non ci sono, ma con la potenza del chiarimento li evochi, porca puttana! E poi ti infestano il cervello, ti possiedono tipo Linda Blair e finisci per camminare a testa in giù sulle macerie della coppia che stava forse nascendo, ma che ora vaga con gli occhi sbarrati alla ricerca di buon senso da fare a brandelli.

Sono troppo vecchia per i chiarimenti, non li riesco a sostenere più. Una volta ne ho preso uno in pieno petto e sono quasi svenuta. Lui non l’ho più visto. Se le cose vanno bene, lasciamole stare così. Ci saranno anni di problemi veri, se le cose veramente procedono per il verso giusto, non ne creaiamo all’inzio. Dove c’è completa luce non si vede nulla, qualcosa va sempre, sempre, lasciato nell’ombra.

Con il bianco e nero in tv era tutto più bello, con l’HD si vedono le rughe, i brufoli e i capelli unti delle annunciatrici. Non voglio parlare, non voglio chiarire, l’ignoranza, da sempre, è una benedizione, perchè contraddire secoli di sapienza popolare per le moderne teorie del “ noi ci diciamo sempre tutto”? No,io sono convintissima che le cinquanta sfumature di grigio non servano a letto, ma nella vita di tutti i giorni.