verbo amare, presente indicativo

il lungo addioE’ un talento accorgersi quando qualcosa è finito. Dico sul serio. Per alcune cose è facile, per altre ci vuole bravura e allenamento. Cose facili : il caffè per la moka, la cartaigenica, la tua pazienza. Cose difficili : il dentifricio, una storia d’amore, la pazienza di un altro. Per quanto tempo puoi raccontarti che non è ancora finita ? Puoi rubare il caffè ai tuoi coinquilini per un po’, ma poi qualcuno dovrà uscire a comprarlo, o incazzarsi perchè sei uno stronzo tirchio. Questo perchè non ci vuole niente ad aprire un barattolo ed accorgersi che è vuoto. Ma quando lo fai con il tuo cuore ? Davvero, quando arrivi a quel momento preciso in cui sviti il tappo delle tue emozioni solo per scoprire che c’è un grande openspace che chissà come sarà difficile arredare di nuovo, visto il casino che ha lasciato l’ultimo inquilino ? La mitologia antica racconta di persone che si accorgono insieme di questa trasformazione, ne parlano e serenamente si allontanano l’uno dall’altra. E Lost non ha avuto un finale del cazzo. La cruda verità è che nessuno è bravo a lasciar andare, è un casino, una lotta, un continuo prendere in prestito i ricordi belli e rattopparci i buchi della zattera su cui gallegiamo sulle nostre lacrime. Però la comprensione finisce dove comincia la tua dignità. Quando hai fatto tutto quello che c’è scritto sul manuale del perfetto idiota che non si arrende all’evidenza manco se uso lo Stabilo Boss verde, è il momento di smettere. Ho visto persone distrutte dai tentativi di riconquista, dalle acrobazie senza rete, dai lampanti rifiuti al neon rielaborati come “ci sta pensando”.Basta. Non serve a nulla. Per quanto puoi credere a Babbo Natale sapendo dentro di te che non esiste? Del resto, pensiamoci, chi lascia andare poi ha due mani libere.

Il codice Buonarroti

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E poi piano piano ti accorgi che le cose cambiano. Ti accorgi che riesci a sopravvivere senza guardare il cellulare a ogni battito di ciglia, senza sincronizzare il tuo respiro sugli online  di whatsapp e sugli aggiornamenti degli stati di facebook.  Poi, se prima avevi bisogno di tuo nipote quindicenne che ti spiegasse la relazione gnoseologica esistente tra un poke e un video di youtube con citazione, ora, finalmente, respiri. Quando meno te lo aspetti poi si materializza un invito per un aperitivo, la mostra che volevi vedere, lo spettacolo di cabaret del tuo amico che non vedi da una vita e il metronomo dei tuoi impegni finalmente riprende un ritmo diverso da andante con lutto. Si, non è stato un periodo facile, ma come il Barone di Munchausen ho imparato a tirarmi fuori dalle sabbie mobili tirandomi per i capelli, e sono tornata qui. Nel frattempo però non ho perso tempo! Ho fatto tante cose per rimanere alla moda e al passo coi tempi: per esempio ho perso il lavoro. In più odio questo periodo dell’anno, odio le feste di Natale e il prossimo che  mi chiede “cosa fai a Capodanno” lo impalo all’obelisco di Piazza del Popolo e metto sotto il piattino per raccogliere le offerte come se fosse street art. Però, dentro tutta questa confusione che ho in testa nel riprendere a scrivere i miei “life-sharing”, un pensiero si fa strada più lucido di altri: se la vita fosse stata facile, Michelangelo avrebbe dipinto il pavimento della cappella Sistina.