L’inutilità e il danno della tesi

tesiPer motivi a me ignoti, sono stata selezionata per seguire un master molto figo sulla facilitazione di comunità. Ho partecipato a lezioni meravigliose, ho avuto la fortuna di avere compagni di corso straordinari, ho conosciuto realtà nuove e interessanti nei dintorni di Roma, ho realizzato che sono prossima alla morte cerebrale. E’ andato infatti tutto bene, fino al momento di dover scrivere, a distanza di quasi dieci anni dall’ultima, una tesi finale. Ho scoperto delle cose che credevo fossero vere solo nei racconti degli altri e che ovviamente ero certa che a me non sarebbero mai capitate. In questi ultimi anni però ho fatto tanta terapia, meditazione e assunto nuove droghe che hanno cambiato la mia visione totalmente negativa degli eventi della vita, quindi, ci sono anche dei pro in questa esperienza. Eccovi l’elenco:

PRO

  • so scrivere meglio

Ho imparato nel tempo ad avere maggior controllo della mia capacità di scrittura, mi so regolare, conto le battute e so usare la punteggiatura dando un senso al tutto. Anche con copia e incolla non me la cavo male.

  • Ho il culo più grosso

Quindi sto più comoda quando devo stare per sei ore di fila incollata alle sedie durissime della biblioteca nazionale, che sono le stesse di dieci anni fa.

CONTRO

  • tutto quello che avevo studiato non serve più a un cazzo

Le teorie, le ipotesi, le traduzioni e tutto quello a cui mi ero dedicata anima e corpo è stato per lo più superato, stracciato, demansionato, bruciato sui roghi o cose così. Adesso è tutto diverso, nuovo, scintillante, patinato e io mi sento come nonno Simpson: il pensiero debole si è eclissato, Vattimo è solo l’ex sindaco di Venezia, Gadamer valeva poco anche quando lo studiavo io e la pubblicazione dei diari di Heidegger ha tolto ogni dubbio sulle sue inclinazioni politiche. Se qualcuno ancora ne avesse avuti. Il mio mondo non c’è più, devo farmene una ragione.

  • Mi stanco subito

Questo succede a tutti vero ? Però io rosico. Mi ricordo che mi svegliavo alle cinque di mattina per leggere Nietzsche, mentre ora se non sono le otto manco riesco a inzuppare i biscotti nel tè. Mi cala la palpebra dopo pranzo e mi sento pesare la testa sui libri verso le quattro. Facendo due conti ho tipo tre ore scarse di lucidità durante tutta la giornata, buono, no ?

  • Avverto nettamente il senso di inutilità

Mentre a vent’anni è tutto ancora intero ( cit. !) a più di trenta ti si è sgretolato anche il senso di resa e non te ne frega più niente di quello che fai, speri solo di cavarne qualche soldo o un appuntamento decente. Nel mio caso probabilmente non verrà fuori niente di tutto questo e allora mi ricordo i miei giovani occhi scintillanti alla discussione della specialistica e penso: ma che cazzo avevo da ridere ?

  • Ho troppi amici più giovani di me

Questo non è strettamente legato alla tesi, ma mi fa pensare lo stesso. Non posso parlare con nessuno di questi problemi perchè gli amici giovinastri che ancora studiano mi prendono per il culo, quelli che lavorano anche, perchè perdo tempo ancora a studiare invece di lavorare e basta, quelli che passano il tempo a grattarsi le palle e a guardare serie americane in streaming fanno spallucce, tanto hanno poco più di vent’anni. Maledetti.

Ma quali stelle nella vita?

blogioIl problema e il bello di questo blog è che è sempre stato in bilico tra la realtà e l’invenzione, tra quello che è mio personale  e il fantastico mondo della fregnaccia. A voi decidere i confini, un po’ come quando parla Renzi. No, aspetta. Un po’ come quando parla la fata Turchina:  per me che sono compaesana di entrambi, l’ultima risulta molto più credibile.

Quindi eccoci di nuovo qui. Negli ultimi tempi, dopo una profonda riflessione culminata con cinque giorni ad altissimo tasso alcolico con molti degli amici più cari che ho, mi sono resa conto che le gramaglie sono finite: basta contrizione, morte e disperazione perché una storia importante è finita, si dia inizio all‘ennesimo nuovo inizio. Non tanto brillante vero ? E’ che a leggere questo blog all’indietro mi viene in mente il danno e l’inutilità della storia: lo so che finisce di merda, ma io insisto! Ma adesso, a questo punto della mia vita, mi chiedo una cosa: ci sarà per caso un momento in cui scavalcando la collina i contro del rincominciare con degli appuntamenti saranno di più dei pro? E’ come quando ti fai i conti del cameriere: lavoro a piazza di Spagna per 3 euro l’ora ( vero! ) : un’ora per comprare i  biglietti dell’autobus per andare e venire, un’ora per il panino se mi viene fame, due ore per le sigarette, ma non mi conviene stare a casa a rollare il tabacco?

Lo stesso per ricominciare ad uscire con qualcuno: un’ora per fare la ceretta, due ore di cena in cui ti senti raccontare le stesse cose di te per la milionesima volta,  tre ore di passeggiata romantica a Trastevere, cinque minuti per decidere se ne valeva la pena e si, decisamente era meglio stare a casa a rollare il tabacco.

Non voglio essere così tanto negativa, sono sicura che sia pieno di persone per cui valga la pena sbattersi, essere romantici, fare sorprese, scrivere poesie, ma dove si sono nascosti tutti ? Se la vita è una battaglia, ma che, le ho prese solo io ?  Ho la terribile sensazione di essere di nuovo controtempo! Devo aspettare forse la seconda ondata dei divorziati e caricarmi tutti i problemi dei quarantenni in crisi, o dedicarmi ai più giovani, territorio assolutamente sconosciuto del quale ho timore quasi reverenziale. Per loro ovviamente, l’ultimo che mi ha chiamata Signora ha ancora i segni dei ferri da calza sulla faccia.

ps = ringrazio la mia Amica Luc per la foto e l’ubriaco di Milano per averle  venduto il fisheye che mi toglie le rughe. Ma è evidente che il problema non siano quelle.