Grazie Mario!

marioCoerenza. Sarà che siamo figli dei ruggenti anni ’80, che abbiamo vissuto il passaggio dagli assoli di chitarra di 18 minuti ai tre accordi del punk, sarà che siamo passati da analogici a digitali troppo in fretta, sarà che io sparavo alle anatre col Nintendo 64 e invece di essere la principessa Peach volevo essere Super Mario e quindi non ci ho mai capito niente nella vita, però, perché, perché, perché vi avvicinate se non sapete restare? Badate bene, non sto parlando di anni, manco di mesi, ma ormai io ho dei problemi a superare il secondo weekend. E’ la terza volta che mi capita in due mesi, anche se per scaramanzia vorrei dire  la seconda per provare a salvare l’ultimo avventuriero che è quello in cui ripongo ancora un briciolo di fiducia, come fossi uno yogurt al kiwi che aspetta di essere mangiato laggiù, in fondo alla confezione da mille gusti e sta per scadere. Come so che io sono proprio il kiwi e non la ciliegia? Ieri parlando con un’amica le ho detto:

– mi ha scritto solo “stasera non ci sarò”

 – quindi poteva spiegarsi meglio no?

– ma come meglio? Guarda che bravo, ha usato il futuro!

Ormai viviamo di proiezioni: se una cosa in passato è andata male, ce la portiamo dietro per secoli, usiamo lo stesso riflettore color merda per illuminare ogni persona nuova che la strada ci porta davanti, magari facendogli pure pagare il fatto di essere interessati a noi, ‘sti stronzi. Mi sa che verso i 35/40 anni cambia qualcosa, ma io non ho ancora capito cosa. Non so perché tra l’altro in mezzo non ci può mai essere una spiegazione serena davanti a una birra, o una telefonata, ma troppo spesso ‘sti cazzo di whatsapp e messenger sono la cosa migliore che ti puoi aspettare. Ma tutte le compagnie telefoniche ormai ti danno diecimila minuti gratis e 1 GB di internet, si vede no, che sono dei romantici ? Chiamate per l’amore del Logos, che mica vi fa male coniugare dei verbi ogni tanto. Fate girare l’economia dei piccoli birrifici locali e chiarite a quattr’occhi, spiegate, lasciate una cazzo di traccia per chi, come me, è dura di comprendonio e ha bisogno dei disegnini ! Hai un’altra ? Me lo puoi dire. Ti sei reso conto che non mi vuoi vedere? Dimmelo senza sparire.  Adesso sei sobrio e non sono poi questo gran chè? Ci siamo passati tutti, capirai che novità!

C’è una bella frase, di Stefano Benni, che mi vorrei tatuare se non fossi sicura che mi chiederebbe i diritti: bisogna assomigliare alle parole che si dicono. Forse non parola per parola, ma insomma ci siamo capiti. 

Ecco, ora vediamo cosa ci si può fare con tutti questi minuti del telefono avanzati….

Pericolo, cadute di stile.

Jennie-Garth_650x435I linguaggi mi hanno sempre affascinato: resto incantata dai campi semantici ampi e voluttouosi, generosi e accondiscendenti come le fantasie notturne di un adolescente. Ognuno, vivendo, crea il suo spettro di significato e sotto l’ombrello delle parole di chi ci sa giocare bene, vive un ampio spazio creativo colorato e caldo, ed è per questo che a nord di Fabio Volo cresce il muschio. La difficoltà però sta sempre nel definire di volta in volta i confini, e io lì mi trovo mica tanto bene. I confini degli atti linguistici infatti sono pericolosi, tipo quando sei piccolo e ti dicono” attento che lì caschi” e tu però nel greto del fiume ci vuoi andare lo stesso. Prendiamo la parola onestà, ad esempio, e scuotiamo consapevolmente la testa tutti insieme: ognuno la vede sempre come cazzo gli pare no? Nel senso: ci incontriamo, decidiamo entrambi che nella vita c’è di peggio e arriviamo in qualche modo a rivederci, poi a rivederci, poi insomma, non è che io viva in una serie tv americana e proprio aspetti sempre il terzo appuntamento, però dai, ormai la colonizzazione dell’immaginario è un problema comune. Ci si fa delle aspettative. Che tu sia maledetto Beverly Hills 90210: a Montesacro 00141 avete fatto danni, Dylan McKay, Brenda Walsh e tutta la palazzina vostra.

In ogni modo, visto che ormai ho l’età giusta più per uscire con Walter White piuttosto che Jesse Pinkman, i problemi sono gli stessi: quando credi che sia il momento giusto per dare un significato alla parola onestà e non farla strabordare nel grande classico del senso di colpa ? I giocolieri bravi purtroppo sono pochi, per questo guadagnano bene e si esibiscono nei grandi palcoscenici del mondo. Quando di palla ne sai usare una sola e ce l’hai nella testa, fai i danni. Scegli fuori tempo: con la terza base superata da un pezzo infatti, non mi sembra opportuno dire “però sai, io mi sto rifrequentando con la mia ex, quindi, da qui in poi non posso fare più niente”. Da qui in poi ? Ma che c’era scritto  pericolo frane da qualche parte, e io non l’ho letto ? Strada senza uscita forse? Attenzione daini in libertà? Cosa mi sono persa?

Penso però che alla fine la colpa sia sempre la mia, il prossimo che mi bacerà il collo per venti minuti in realtà starà solo cercando un punto comodo dove affondare i canini. ma alla fine, non lo fanno tutti ?