Nè volpe nè uva

photo (4)                                                                                                                                           Le vacanze sono sempre un grosso punto interrogativo per chi è single, soprattutto se ancora fai i viaggi con lo zainoinspalla e non ti sei piegata alla legge del 55X40X20*. Gli amici a coppie, anche quelli a cui vuoi bene, cominciano a diventare i più fastidiosi del pianeta, le amiche in gruppo, quelle che per una birra sono favolose il venerdì sera, diventano all’improvviso un branco di anatre che migrano verso Formentera, solo perché Ibiza ha fatto tracciare a Silente un cerchio dell’età intorno all’isola e quelli sopra i trent’anni vengono fulminati con uno schiantesimo.

Io ho deciso di lavorare. Sti cazzi, tanto è un’estate di merda e ha piovuto 26 giorni su 30, ha tenuto il conto la mia amica volpe mentre guardava i grappoli maturare. In ogni caso, la solitudine, è un momento di approfondimento e io stavo così approfondendo male che non mi è venuto niente di meglio in mente che la frase di Accorsi mentre mette in equilibrio gli ombrellini nelle Fate Ignoranti, quella che era anche nella colonna sonora con i Tiromancino quando ancora Zampaglione era vivo. Adesso non lo è più, lo sanno tutti, basta vedere il suo ultimo film. Il concetto era “quanto amore buttiamo senza accorgercene? “. Non so se sia veramente amore, ma io neanche mi accorgo quando qualcuno ci prova. Davvero. Lo sanno benissimo i miei due o tre amici del cuore, che hanno sviluppato una serie di segnali che vanno dal fischiettare alla sberla in faccia per comunicarmi l’interesse di qualcuno, a seconda dell’enorme cazzata che comunque farò, visto il mio conclamato successo nelle relazioni a due, testimoniato anche dal fatto che questo blog ormai abbia quasi tre anni.Soprattutto coi romantici, che poi alla fine sono sempre i miei preferiti, faccio una gran fatica.

Comunque, per non passare proprio tutta l’estate a rosicare, che vuol dire anche lavorare in romanesco stretto, sono stata a trovare degli amici, che avevano altri amici e così ci siamo ritrovati, come sempre visto che la fantasia non ci manca mai, sono i soldi quelli che invece fanno fatica ad arrivare, a dormire tipo cani da slitta, ma ad agosto. data la legge delle probabilità e la statistica, sembrava dovesse esserci tra loro qualcuno che stava provando interesse per me, ma vista la concentrazione di 10 abitanti per metro quadrato, non riuscivo mai a decodificare i segnali convenzionali tipici di queste situazioni, e prima che il mio amico finisse di montare la scritta al neon “ Francè, coso ce sta a provà “, sono andata a dormire, leggermente alticcia come si confà dopo una cenetta con persone care. L’indomani, quando ormai il mio mal di testa era troppo forte per permettermi di continuare a far finta di niente, mi sono alzata e i miei piedi hanno calpestato accidentalmente delle foglie secche, un rametto, qualcosa che sembrava un pout-purri della Glade, non sono riuscita bene a capirlo fino a che gli occhi di un amico degli amici hanno incrociato i miei ed erano pieni contemporaneamente di tristezza, sdegno e voglia omicida, il tutto con un sottofondo di fantasie infrante e cocci relazionali che sbattevano tra di loro.

Perchè? Ci ho messo naturalmente un po’ a capirlo. Mentre lui continuava a ripetere delle parole che nella mia testa risuonavano come il trombone che fa la voce degli adulti nei Peanuts, ma poi cresci e capisci che quel trombone sei proprio tu, e non ci puoi fare un cazzo, quindi riesci a decodificare concentrandoti e i suoni danno vita a una frase tipo: hai dormito sopra la rosa che avevo dipinto di blu e fatto seccare per te ?

Sparatemi pure in mezzo agli occhi, tanto andate sul sicuro. L’anno prossimo mi compro un trolley e vado a Formentera.

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* dal sito ryanair :1 x cabin bag 1 x personal bag
55cm x 40cm x 20cm including handles, pockets and wheels.

il mondo di prima

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Difficile, sempre più difficile scrivere. Perchè ormai non ho più appuntamenti. Mi sembra di parlare del mondo di prima; vi ricordate quando esisteva il lavoro, la pizza con gli amici e il fidanzato ? Adesso ci sono le collaborazioni, l’apericena e “bella, se beccamo”. Insomma, la vita va avanti per conto suo, gli anni passano e io non ho il ritmo nel sangue. Tanto sono fuori tempo che ultimamente mi sono trovata contornata da ragazzi molto più piccoli di me, che però fanno del loro meglio, non c’è che dire.

-Ti va una birra una sera ?

– bhe si, ma guarda che avrò dieci anni più di te

– Ah, scusi Signora.

Bene, ora posso anche lasciarmi morire. Sarà la vita che ho scelto, sarà che in questo paese ci si aspetta che alla mia età uno sia fidanzato da dieci anni e con un mutuo sulla casa, sarà che ancora una volta ho un colore dei capelli improponibile, ma d’improvviso la mia generazione è scomparsa, forse risucchiata dai call center, forse dalle botte che abbiamo preso a Genova, che ci hanno convinto che Civati sia una brava persona, e ora mi ritrovo con venticinquenni che ne sanno di musica, libri e fumetti. Ma che ne sanno a pacchi. Loro. E io perchè alla mia età ancora parlo del numero duecento di Dylan Dog come l’ultimo che si poteva leggere? Perchè mi piace stare tutta la notte sveglia a guardare the onion movie con i miei amici? Perchè penso ancora che non voglio essere invitata a cena fuori che mi annoio? Che pensieri sono ? Per una signorina poi (= questo è lo spettro di mia madre che risuona nel cervello). Ma che ci posso fare se passata una certa età non ci sono più riferimenti. Uno deve andare a tentoni. Si fa con quello che si può, alcool, droghe, concerti e per fortuna, qualche amico matto come te e di poco più grande a cui la vita ancora non ha tolto il sorriso e la voglia di pogare. Ma quanto si può resistere al magma del conformismo associato al BelPaese? Forse mi devo arrendere all’evidenza e suggellare l’inzio della mia carriera come zia zitella & divertente, tanto, uno dei miei nipoti sotto un palco l’ho già incontrato, e non era nemmeno il più grande.

L’inutilità e il danno della tesi

tesiPer motivi a me ignoti, sono stata selezionata per seguire un master molto figo sulla facilitazione di comunità. Ho partecipato a lezioni meravigliose, ho avuto la fortuna di avere compagni di corso straordinari, ho conosciuto realtà nuove e interessanti nei dintorni di Roma, ho realizzato che sono prossima alla morte cerebrale. E’ andato infatti tutto bene, fino al momento di dover scrivere, a distanza di quasi dieci anni dall’ultima, una tesi finale. Ho scoperto delle cose che credevo fossero vere solo nei racconti degli altri e che ovviamente ero certa che a me non sarebbero mai capitate. In questi ultimi anni però ho fatto tanta terapia, meditazione e assunto nuove droghe che hanno cambiato la mia visione totalmente negativa degli eventi della vita, quindi, ci sono anche dei pro in questa esperienza. Eccovi l’elenco:

PRO

  • so scrivere meglio

Ho imparato nel tempo ad avere maggior controllo della mia capacità di scrittura, mi so regolare, conto le battute e so usare la punteggiatura dando un senso al tutto. Anche con copia e incolla non me la cavo male.

  • Ho il culo più grosso

Quindi sto più comoda quando devo stare per sei ore di fila incollata alle sedie durissime della biblioteca nazionale, che sono le stesse di dieci anni fa.

CONTRO

  • tutto quello che avevo studiato non serve più a un cazzo

Le teorie, le ipotesi, le traduzioni e tutto quello a cui mi ero dedicata anima e corpo è stato per lo più superato, stracciato, demansionato, bruciato sui roghi o cose così. Adesso è tutto diverso, nuovo, scintillante, patinato e io mi sento come nonno Simpson: il pensiero debole si è eclissato, Vattimo è solo l’ex sindaco di Venezia, Gadamer valeva poco anche quando lo studiavo io e la pubblicazione dei diari di Heidegger ha tolto ogni dubbio sulle sue inclinazioni politiche. Se qualcuno ancora ne avesse avuti. Il mio mondo non c’è più, devo farmene una ragione.

  • Mi stanco subito

Questo succede a tutti vero ? Però io rosico. Mi ricordo che mi svegliavo alle cinque di mattina per leggere Nietzsche, mentre ora se non sono le otto manco riesco a inzuppare i biscotti nel tè. Mi cala la palpebra dopo pranzo e mi sento pesare la testa sui libri verso le quattro. Facendo due conti ho tipo tre ore scarse di lucidità durante tutta la giornata, buono, no ?

  • Avverto nettamente il senso di inutilità

Mentre a vent’anni è tutto ancora intero ( cit. !) a più di trenta ti si è sgretolato anche il senso di resa e non te ne frega più niente di quello che fai, speri solo di cavarne qualche soldo o un appuntamento decente. Nel mio caso probabilmente non verrà fuori niente di tutto questo e allora mi ricordo i miei giovani occhi scintillanti alla discussione della specialistica e penso: ma che cazzo avevo da ridere ?

  • Ho troppi amici più giovani di me

Questo non è strettamente legato alla tesi, ma mi fa pensare lo stesso. Non posso parlare con nessuno di questi problemi perchè gli amici giovinastri che ancora studiano mi prendono per il culo, quelli che lavorano anche, perchè perdo tempo ancora a studiare invece di lavorare e basta, quelli che passano il tempo a grattarsi le palle e a guardare serie americane in streaming fanno spallucce, tanto hanno poco più di vent’anni. Maledetti.

Ma quali stelle nella vita?

blogioIl problema e il bello di questo blog è che è sempre stato in bilico tra la realtà e l’invenzione, tra quello che è mio personale  e il fantastico mondo della fregnaccia. A voi decidere i confini, un po’ come quando parla Renzi. No, aspetta. Un po’ come quando parla la fata Turchina:  per me che sono compaesana di entrambi, l’ultima risulta molto più credibile.

Quindi eccoci di nuovo qui. Negli ultimi tempi, dopo una profonda riflessione culminata con cinque giorni ad altissimo tasso alcolico con molti degli amici più cari che ho, mi sono resa conto che le gramaglie sono finite: basta contrizione, morte e disperazione perché una storia importante è finita, si dia inizio all‘ennesimo nuovo inizio. Non tanto brillante vero ? E’ che a leggere questo blog all’indietro mi viene in mente il danno e l’inutilità della storia: lo so che finisce di merda, ma io insisto! Ma adesso, a questo punto della mia vita, mi chiedo una cosa: ci sarà per caso un momento in cui scavalcando la collina i contro del rincominciare con degli appuntamenti saranno di più dei pro? E’ come quando ti fai i conti del cameriere: lavoro a piazza di Spagna per 3 euro l’ora ( vero! ) : un’ora per comprare i  biglietti dell’autobus per andare e venire, un’ora per il panino se mi viene fame, due ore per le sigarette, ma non mi conviene stare a casa a rollare il tabacco?

Lo stesso per ricominciare ad uscire con qualcuno: un’ora per fare la ceretta, due ore di cena in cui ti senti raccontare le stesse cose di te per la milionesima volta,  tre ore di passeggiata romantica a Trastevere, cinque minuti per decidere se ne valeva la pena e si, decisamente era meglio stare a casa a rollare il tabacco.

Non voglio essere così tanto negativa, sono sicura che sia pieno di persone per cui valga la pena sbattersi, essere romantici, fare sorprese, scrivere poesie, ma dove si sono nascosti tutti ? Se la vita è una battaglia, ma che, le ho prese solo io ?  Ho la terribile sensazione di essere di nuovo controtempo! Devo aspettare forse la seconda ondata dei divorziati e caricarmi tutti i problemi dei quarantenni in crisi, o dedicarmi ai più giovani, territorio assolutamente sconosciuto del quale ho timore quasi reverenziale. Per loro ovviamente, l’ultimo che mi ha chiamata Signora ha ancora i segni dei ferri da calza sulla faccia.

ps = ringrazio la mia Amica Luc per la foto e l’ubriaco di Milano per averle  venduto il fisheye che mi toglie le rughe. Ma è evidente che il problema non siano quelle.

Amarsi nello spazio

422831_10200750858151800_1730106135_nE’ stato veramente difficile. Questa volta temevo di non riuscire a farcela, ma alla fine,dandomi il giusto tempo e con tanto coraggio, ci sono riuscita: ho riconquistato il centro del lettone. Gli spazi sono importanti, credo lo abbiate imparato tutti col tempo. Sono importanti quasi quanto le parole. Anche io, come tutti, ho dovuto fare i conti con la dura realtà: per amare qualcuno, devi accoglierlo e fargli spazio. In teoria tutto bene, frase meravigliosa come la maglietta degli innamorati di qualche tempo fa: “Siamo Angeli, possiamo volare solo abbracciati”, ve la ricordate? Non mi meraviglia che parole di cotone sia fallito in poco tempo. Quando guardo un catalogo dell’Ikea, con le bionde famiglie con figli “ noi viviamo in 30 m² ” con tutti quei libri colorati, il cane svedese, i soprammobili improponibili e la lampada Stulzǿ che sembra un recinto da pecore appeso al soffitto, la parola che mi colpisce è sempre viviamo. Come fanno a non darsi sui nervi? Come è possibile che ancora non ci sia l’accetta design Jack Tǿrrǻnce in vendita tra gli scaffali? Io ci provo, questa estate ho condiviso anche il mio zaino, che ha un valore simbolico enorme per me, ma tutto l’esercizio e la meditazione non sono serviti a niente: il mio zaino si è rotto, il mio cuore lo stesso e ogni volta mettersi lì a ricucire diventa sempre più difficile. Via via che invecchi infatti non riesci a infilare l’ago perché ci vedi meno, ti versi da bere fuori dal bicchiere perché ti tremano le mani, non vendono più le cinghie del tuo modello perché sono passati troppi anni, non riesci a far tardi con gli amici come vorresti perché ti viene sonno, ti chiedi se ne valga ancora la pena… però alla fine si, ne vale sempre la pena. E poi, ormai, l’Ikea, nel disegnare il suo mondo meraviglioso color nero crisi,  ha pensato anche a questo!  Per far entrare le persone in metrature da criceti vende i letti taglia francese a una piazza e mezza: una notte in due ci si sta benissimo, la seconda già cominci a starmi sulle palle, la terza io, ormai, dormo da sola, sia mai che perdo di nuovo l’allenamento e devo rifare tutta questa fatica per niente!

Stasera lo butto

okSiamo nel mondo del social, del virale, della condivisione di tutto e di tutti. Grazie a facebook so se la mia vicina di casa si è fidanzata, con instagram non posso mai perdermi cosa hanno avuto per pranzo i miei ex colleghi, senza tenere conto che ormai ogni stronzo  ha un blog (!)  e poi, gattini e gattini da tutte le parti. Io, che ho superato i trenta e ormai navigo a vista del mio orologio biologico e di mia madre che si è fatta tatuare la scritta nonna?si grazie! sull’avambraccio, vorrei tanto che ci fosse la possibilità di creare una condivisione di esperienze reali, un’app per lo share di storie di merda, così da poter imparare e migliorare le mie prestazioni a lungo raggio in materia di fidanzamenti. Nel senso, visto che ormai invecchio, posso sapere in anticipo cosa mi aspetta? Si parla tanto di condivisione, messa in comune, ecco, questo mi sembra il terreno migliore per applicare questi nobili intenti. Pensateci, quanto sarebbe comodo ! Forse pregiudiziale, ma molto funzionale, e si potrebbe dare una spinta anche all’economia del riciclo e del riuso, che va tanto di moda come i locali arredati con le sedie spaiate che ti fanno pagare un tè sei euro.  Immaginate il potenziale di tutte queste informazioni viaggiare sulla rete. Il mio ex portava le mutande a slippino strizzapalle, e giù un’orda di assatanate del feticcio anni ottanta che si buttano a pesce! Il mio ex credeva che Dostoevskij fosse uno degli attaccanti della Roma, e tutte le antitifose che si precipitano. Il mio ex mi ha raccontato che era in vacanza in Grecia con la famiglia e invece si era nascosto a casa per dieci giorni a capodanno perché non aveva il coraggio di affrontarmi: perfetto per le amanti dei drammoni. Il mio ex non aveva il coraggio di affrontarmi perché aveva avuto un’altra per sei mesi mentre mi diceva ti amo. Ecco, questa è dura. Mi sa che comincio a vedere le falle di questo sistema: se si sapesse tutto con chiarezza, non funzionerebbe neanche il “ te lo regalo se vieni a prenderlo”.

verbo amare, presente indicativo

il lungo addioE’ un talento accorgersi quando qualcosa è finito. Dico sul serio. Per alcune cose è facile, per altre ci vuole bravura e allenamento. Cose facili : il caffè per la moka, la cartaigenica, la tua pazienza. Cose difficili : il dentifricio, una storia d’amore, la pazienza di un altro. Per quanto tempo puoi raccontarti che non è ancora finita ? Puoi rubare il caffè ai tuoi coinquilini per un po’, ma poi qualcuno dovrà uscire a comprarlo, o incazzarsi perchè sei uno stronzo tirchio. Questo perchè non ci vuole niente ad aprire un barattolo ed accorgersi che è vuoto. Ma quando lo fai con il tuo cuore ? Davvero, quando arrivi a quel momento preciso in cui sviti il tappo delle tue emozioni solo per scoprire che c’è un grande openspace che chissà come sarà difficile arredare di nuovo, visto il casino che ha lasciato l’ultimo inquilino ? La mitologia antica racconta di persone che si accorgono insieme di questa trasformazione, ne parlano e serenamente si allontanano l’uno dall’altra. E Lost non ha avuto un finale del cazzo. La cruda verità è che nessuno è bravo a lasciar andare, è un casino, una lotta, un continuo prendere in prestito i ricordi belli e rattopparci i buchi della zattera su cui gallegiamo sulle nostre lacrime. Però la comprensione finisce dove comincia la tua dignità. Quando hai fatto tutto quello che c’è scritto sul manuale del perfetto idiota che non si arrende all’evidenza manco se uso lo Stabilo Boss verde, è il momento di smettere. Ho visto persone distrutte dai tentativi di riconquista, dalle acrobazie senza rete, dai lampanti rifiuti al neon rielaborati come “ci sta pensando”.Basta. Non serve a nulla. Per quanto puoi credere a Babbo Natale sapendo dentro di te che non esiste? Del resto, pensiamoci, chi lascia andare poi ha due mani libere.