TRASTEVERE 90210

dajeva

Ci sono cose che fanno bene al cuore. Più si invecchia infatti, più si amano i piccoli piaceri della vita: una bella chiacchierata con un’amica, una serata sul divano a guardare Game of thrones col tuo coinquilino, l’odore del caffè la mattina appena svegli, essere corteggiata da un 24enne americano incontrato in un ostello di Londra, che poi passa anche in Italia. Liberi di scegliere quello che preferite, ma io avrei dei suggerimenti che porteranno la vostra autostima alle stelle. Si, ogni tanto, secondo la legge dei grandi numeri, dice bene anche a me e il karma del viaggiatore mi apre degli spiragli di luce imprevisti, che coi raggi del sole del giorno dopo ti fanno quasi credere che la tua vita abbia un senso. Quello sbagliato.

Perchè questi incontri fantastici dovrebbero restare fermi così, congelati nel tempo: bei ricordi, sorrisi radiosi, cero alla Madonna, e via andare. Non ci si deve più rivedere, non ci si deve più parlare, non si devono più alterare i ricordi: esci dal codice matrix del viaggio e sono cazzi per tutti. Perchè poi le differenze non è che si vedono, ti schiacciano. Tutto il peso dei tuoi anni si riversa contro di te alla prima conversazione che vada oltre l’unica frase di rito consentita: “ prendiamo un’altra Guinnes? ”

Esempio pratico:

-bhè no, non ho votato per Bush,

-ah, quindi non sei un conservatore

-ma guarda, principalmente perchè quando lui era candidato non avevo l’età per votare.

-Vado a buttarmi dal Millennium Bridge, ciao.

Come ti muovi, fai danni. Tutto quello che può essere regalato al tuo ego dall’ammirazione di un meraviglioso ragazzo tipo Brandon Walsh di Berverly Hills, ti viene poi restituito in un milione di schiaffi in faccia quando scopri che lui invece guardava Dora the Explorer. Sono bellissimi, loro. Sono anche sanissimi, bravi ragazzi, rispettosi, educati, si mettono la camicia andando in giro per l’Europa mentre tu nello zaino appallottoli cinque t-shirt e le usi per un mese senza lavarle, visto che la lavatrice costa e l’asciugatrice non si capisce mai come funzioni.

Ti fanno quasi credere che sia giusto così, che esista un mondo dove se studi, fai debiti, hai un’assicurazione sanitaria carissima, puoi avere la pistola a sedici anni ma bere a ventuno, puoi vivere una vita serena. Giuro, ti ci fanno credere perchè hanno degli occhi così luminosamente vuoti e questa testa che quando l’appoggi all’orecchio senti il rumore del mare che sul serio credi che da qualche parte il mondo a stelle e strisce abbia vinto. Ed è così. Hanno vinto sul serio. Perchè non sanno vedere altro, continuano a vivere negli Stati Uniti anche quando ne sono fuori e non si lasciano mai contaminare, toccare o smuovere.

Del resto sono organizzati così capillarmente che possono anche non cambiare neanche la marca di gelato quando si trovano in un altro continente, figuriamoci punto di vista. In ogni caso grazie, ma anche se facevo solo le medie, avevo già scelto il mio futuro: ai sorrisi wasp di Brandon, ho sempre preferito lo sguardo da cane bastonato di Dylan.

ps= I swear, I will translate this, don’t use google translator on me. ( => it took my joooob )

non in coppia non vuol dire sola

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Sono sempre stata affascinata da chi corre veloce. Gli atleti che si preparano ai cento metri hanno un corpo che cattura sempre la mia attenzione: sono scattanti, flessibili, muscoli pronti e in tensione, occhi fissi e sempre sbarrati, sembra non battano neanche le palpebre da quanto sono concentrati. Non hanno neanche cominciato che sono già alla fine, tutto si consuma in pochi attimi, 100 e 200 metri sono il top dell’atletica per me.

Questo penso sia un riflesso del mio inconscio che mi dice qualcosa: anche io, nel mio campo, sono una sprinter d’eccezione. Riesco ad avere moltissimi primi appuntamenti, sono un cazzo di mago dello speed-dating praticamente. Sono anche seriale tra l’altro: non scelgo mai dei segnaposto per non perdere l’abitudine, ma persone che lì per lì’ mi piacciono e vorrei sul serio conoscere e vedere come va. Appena mi dico “ ehi, questo è figo” lì si consuma la tragedia. Infatti, su che basi si costruisca una successione di appuntamenti, per me rimane un mistero: sono mesi che non riesco a superare il primo, e la cosa comincia ad innervosirmi non poco.

Quando devo vedermi con qualcuno, sembra il fottuto giorno della marmotta: ci vediamo dopo cena, vino da me in terrazza e/o passeggiata, chiacchiera divertente, risate, condivisione, accoglienza, ehi allora c’è vita nell’universo e poi… poi basta. Poi non ci si sente più. A me sembra che sia andato tutto bene, e invece il mio whatsapp entra in coma. Queste situazioni sono codificate ormai solo nel meccanismo del lento scivolare nell’indifferenza. Avete presente quando guidate la macchina nella corsia principale e quello alla vostra destra si immette piano piano con quell’andatura che vuol dire: entro così piano che non può succedere niente e invece voi dovete bestemmiare e cambiare al volo corsia perchè ancora i rostri non li hanno montati sulle utilitarie ? Ecco, questo è il ritmo con cui si scivola nel non sentirsi più: ci si mandano un paio di messaggi, poi resto solo io a guardare le spunte blu, alla fine non ho più pazienza manco io e dopo un paio di inviti simpatici mi rompo il cazzo e finisco per voltare pagina.

Perchè non si parla più? Mi dite cosa e perchè si decide di non sentirsi più dopo che mi hai raccontato la tua vita e condiviso risate e vino? Ma non li avete gli amici per questo? Hanno chiuso Chatroulette? Ma non si può spiegare una scelta? Se cercate di negare a voi stessi il fatto che stiate vivendo una vita triste, mi spiace, ma così otterrete solo conferme. La mancanza di stile in ogni caso, è una cosa seria… vi ricordare cosa succede poi nel giorno della marmotta ?